Luglio 21, 2019 Ricette
Oggi vi proponiamo una ricetta semplice ma ottima per cercare di alleviare la sete in queste calde giornate estive: la bibita campagnola.
E’ una bevanda gustosa e dissetante molto usata nell’entroterra pesarese durante i lavori nei campi soprattutto nel periodo estivo.
Ingredienti: 1 litro di vino rosso, possibilmente Sangiovese dei colli pesaresi, 300 gr. di zucchero, il succo di 9 limoni circa.
Preparazione: versare il vino rosso in una pentola insieme allo zucchero e lasciare bollire per 15 minuti quindi aggiungere il succo dei limoni e lasciare a fuoco basso per altri 10 minuti circa. Una volta lasciato raffreddare si può imbottigliare e mettere in frigorifero.
Per il consumo mettere un cucchiaio della bevanda finita in un bicchiere e riempire con acqua.
Provatela: facile, gustosa, dissetante, sfiziosa e originale!!!!!
Agosto 05, 2019 In evidenza
Il curcumaglio è preparato da una piccola aziendina che, in collaborazione con l’università degli studi di Camerino, voleva produrre un prodotto innovativo che avesse anche tanti benefici per il nostro organismo.
Lo studio scientifico intrapreso in collaborazione con l’Università di Camerino ha evidenziato nel curcumaglio la presenza di allina e curcuminoidi : lo studio dimostra che il processo di marinatura mantiene inalterata l’allina,tenendo un sapore molto delicato.
La curcuma è una spezia con proprietà antinfiammatorie ed antiossidanti mentre i semi di lino sono ricchi di acidi grassi polinsaturi omega 3, sali minerali e vitamine. L’aglio oltre alle sue proprietà antiossidanti ed antinfiammatorie aiuta a ridurre colesterolo e trigliceridi ed è un ottimo antibatterico naturale .
Parte dei proventi della vendita di questo prodotto, che non contenendo ingredienti di origine animale è adatto a vegetariani e vegani, verrà devoluta per cinque anni all’Università di Camerino per lo sviluppo della ricerca e alla città di Camerino per la ricostruzione degli edifici e delle opere danneggiati dal sisma.
Curcumaglio ha un sapore molto delicato e altamente digeribile, l’aglio che non sa di aglio: a prova di bacio.
Ottobre 22, 2019 Territorio
E' fra i più storici, apprezzati e tradizionali salumi delle Marche.
Lo troviamo anche citato in una lettera autografa di Giuseppe Garibaldi indirizzata al suo amico Benigno Bigonzetti: scrive il Garibaldi che apprezza tantissimo questo salume. Verso la metà del 1800 lo studioso Oreste Marcoaldi, nel suo studio sulle tradizioni popolari di Fabriano, scrive : "Il salame è una specialità fabrianese come di Bologna è la mortadella, di Modena il zampone."
Viene fatto utilizzando solo le parti nobili e pregiate del maiale, coscia e spalla, con l'aggiunta di sale,pepe e vino; quindi viene insaccato e lasciato asciugare, per un breve periodo vicino a un camino acceso, per qualche mese a seconda della grandezza prima di consumarlo.
Nella tradizionale colazione di Pasqua è una presenza obbligata in tutta la zona del fabrianese. E' un salame veramente eccezionale e fantastico ma accertatevi che sia IL FABRIANO e non il tipo fabriano che è tutta altra cosa. Purtroppo la produzione è limitata a poche norcinerie, i controlli da parte del comune e della regione sono severissimi, e quindi capita qualche volta di rimanere senza.
Dovete assolutamente assaggiarlo almeno una volta, ma poi siamo sicuri che ve ne innamorerete,perchè ne vale davvero la pena. Nel nostro store on line trovate IL FABRIANO prodotto da una piccola norcineria per un salume incredibilmente buono.
Dicembre 02, 2019 Territorio
La notte tra il 9 e il 10 dicembre si festeggia a Loreto la “ venuta “ della santa casa nel 1294. In merito alla parola venuta si legge nella rivista “ la vergine di Loreto “ del 1894 – la venuta e’ parola antonomastica per significare qua nella marca (la regione marche) la piu’ celebre, la piu’ portentosa di ogni venuta, quella cioe’ della santa casa nel nostro territorio – e’ da aggiungere anche che in altre regioni questa festa assume nomi diversi In Umbria prevale la denominazione di passaggio o gran passaggio. Narrava padre angelo d’Anghiari nel 1959 che trovandosi a Cascia un 23 dicembre vide un ragazza sui 12 anni con una mano fasciata, alla domanda su che cosa gli fosse accaduto rispose – mi sono ferito la notte del passaggio – lui non capi’ cosa fosse e il ragazzo lo guardo’ con meraviglia e gli disse – ma lei non sa che il 10 dicembre e’ il passaggio della madonna di Loreto ?- L’autore aggiunge che in qualche zona della toscana la festa viene chiamata - il gran tragitto – o – il solenne tragitto – Nel Lazio viene detta in talune parti – er tranzito – Nelle marche la festa ha anche altre denominazioni, nel pesarese e nell’anconetano viene popolarmente chiamata anche – la festa della madonna del tettarel – o – del tettarel – (madonna del tetto), mentre nel maceratese e nell’ascolano – madonna de li cuppitti – ( madonna dei coppi ). Questi ultimi sono riferimenti all’immagine della traslazione dove la vergine col bambino vengono raffigurati sopra il tetto o sopra i coppi della santa casa. Un tempo non esisteva centro grande o piccolo delle marche, ma anche di altre regioni, che non conservasse un gruppo scultoreo rappresentante la santa casa con sopra la vergine con il bambino. L’immagine veniva esposta la sera del 9 dicembre e vi restava tutto il giorno successivo – in alcuni luoghi veniva portata in processione la sera e poi visitata durante la giornata del 10 dicembre. Notizie tratte dal libro – tradizioni e leggende lauretane – edito dalla congregazione universale S. Casa.
Dicembre 09, 2019 Territorio
E’ tradizione antica, e tutt’oggi esistente, accendere fuochi la sera del 9 dicembre per la venuta della Santa Casa.
Queste accensioni assumevano nomi diversi: dal più semplice “falò”, ai cosiddetti “focaracci”, (forse per la grandiosità dei fuochi che venivano accesi) nel maceratese o nel fermano: ad Ancona invece i “fugaroni” o “fugarò”; nell’ascolano “le fochere”; a San Severino Marche “li focarù” etc…..
Ci racconta il Ginobili che ad Ancona ogni rione aveva il suo piazzale dove accendere il fuoco. Nelle campagne l’impegno veniva preso da famiglie singole o riunite in gruppi che li accendevano nell’aia;negli agglomerati urbani l’iniziativa veniva assunta dalle comunità rionali o parrocchiali. Nell’ascolano,secondo Isa Tassi, la preparazione della fochera era lenta: talvolta iniziava una settimana prima. Ogni rione aveva la sua fochera: si raccoglieva danaro per acquistare vino, fave e qualche pezzo di legna quindi, la sera del 9 dicembre, tutti gli abitanti si ritrovavano nel punto stabilito e si mettevano intorno alla fochera portando sedie e panche. In molti paesi, specie della diocesi di Fermo, i ragazzi passavano di famiglia in famiglia per raccogliere legna destinata al mucchio del focaraccio che così diventava espressione corale di tutta la comunità.
Nell’interpretazione popolare i focaracci, oltre che espressione di giubilo, assumevano un particolare significato: illuminavano il passaggio della Madonna e della sua Casa nel cielo buio della notte. Isa Tassi di Offida racconta: ”ero piccola e ricordo con nostalgia le mille luci che spuntavano nella campagna come per magia e io facevo molte domande e chiedevo tanti perché". Mia madre mi diceva: “questa notte passa la Madonna con Gesù Bambino e la sua Casa, ma fa freddo ed allora si accendono i falò per riscaldare l’aria e non far sentire freddo al bambinello. Tu stai calda nel tuo letto, invece lui vola nel cielo freddo …..”
Tratto dal libro “Tradizione e leggende Lauretane”di Padre Giuseppe Santarelli
Edizioni: Congregazione Universale Santa Casa
Io stesso a Precicchie, il paese dei miei nonni paterni, ho partecipato a questa festa che era preceduta da una messa e poi si accendeva il fuoco, grande e caldo, recitando l’Ave Maria. Quindi si continuava con la recita del rosario a cui tutta la comunità parrocchiale partecipava: era una cosa molto sentita anche dai più giovani, spronati dai più anziani, ed era bello questo senso di comunità ed era affascinante e commovente guardarsi intorno e vedere tutti questi fuochi accesi vicini o lontani come fari nella notte.
Dicembre 16, 2019 Ricette
Panna cotta alla casciotta di Urbino DOP
Ingredienti per 4 persone:
80gr di latte intero
500 gr di panna
70 gr di zucchero
200 gr di casciotta di Urbino dop
10 gr di gelatina in fogli
2 pere
250 gr di vino rosso
cardamomo q.b.
1 gr di cannella
pepe nero q.b.
20 gr di pinoli
miele q.b.
1 limone
Togliere la parte esterna del formaggio e grattugiarlo finemente, aggiungerlo alla panna e allo zucchero e mettere sul fuoco, senza far superare i 60 gradi. Filtrare il composto e unire la gelatina precedentemente ammorbidita in acqua fredda, infine aggiungere del latte tiepido. Mettere il composto ottenuto in stampini o bicchieri da presentazione e lasciare raffreddare in frigorifero per 4-5 ore.
Lavare e togliere il torsolo alle pere e cuocerle per 2-3 minuti facendole rimanere croccanti nel composto spiegato qui di seguito.
In un pentolino mettere il vino, la cannella, il cardamono e il pepe macinato al momento, fare arrivare a bollore e lasciare ridurre a fuoco lento per 10-12 minuti fino ad ottenere un composto quasi denso.
In una piccola teglia foderata di carta da forno mettere i pinoli e con un cucchiaio far cadere fili di miele sopra i pinoli, far caramellare il tutto a forno caldo per circa 4 minuti.
Prendere quindi la panna cotta, già rassodata in frigorifero, e servire con le pere cotte nel vino, i pinoli caramellati, un cucchiaio di salsa al vino e scorza di limone grattugiata.
Gennaio 10, 2020 Ricette
Pancettone con fonduta di casciotta di Urbino allo zafferano
Ingredienti:
Base:
800 gr di pancetta di vitello
50 gr di prosciutto crudo
50 gr di casciotta di Urbino
1 ciuffo di prezzemolo
Olio evo q.b .
1 cipolla
50 gr di mortadella
mezzo bicchiere di latte
sale e pepe q.b.
4 uova
30 gr di lardo
Fonduta:
200 gr di casciotta di Urbino
1 bicchiere di panna
1 bustina di zafferano
Sale q.b.
Procedimento:
Affettare la cipolla tritare la mortadella assieme al prosciutto e al lardo. Sbattere le uova con il formaggio, il latte e il trito di mortadella ,prosciutto e lardo, aggiungere il prezzemolo tritato, il sale e il pepe. Versare l’olio in una padella e scaldare, unire il composto di uova e far cuocere per 4/5 minuti per ogni lato. Una volta cotta mettere la frittata sopra una fetta di pancetta aperta a libro, arrotolare formando un grosso involtino ,che dovrà essere legato con uno spago oppure “retato”. In una padella versare dell’olio, il lardo e la cipolla, aggiungere il pancettone facendolo rosolare su ogni lato, aggiungere acqua calda e far cuocere a fiamma bassa per un 1 ora circa. Tagliare la casciotta di Urbino a cubetti, mettere in una casseruola, coprire con del latte e far riposare per 2 ore. Unire in un tegame la panna e la casciotta di Urbino sgocciolata e a fuoco lento, mescolare il composto fino a quando non sarà completamente fuso, aggiungere lo zafferano.
Servire il pancettone tagliato a fette su un letto di fonduta di formaggio con un po’ del fondo di cottura.
Gennaio 14, 2020 In evidenza
Giubileo Lauretano
In occasione del centenario della proclamazione, da parte di Papa Benedetto XV, della Madonna di Loreto a “patrona principale presso Dio di tutti gli aeronauti”, Papa Francesco ha concesso al Santuario Lauretano un anno di Giubileo straordinario: inizio 8 dicembre 2019, fine 10 dicembre 2020.
La storia parte dagli aviatori reduci della prima guerra mondiale che chiamavano, dalla tradizione che vuole la Santa Casa trasportata in volo, “casa volante” i loro velivoli.
La Porta Santa di Loreto è stata aperta Domenica 8 dicembre dal Cardinale segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin e sarà l’unica Porta Giubilare aperta nel mondo. Così parla Monsignor Dal Cin, Arcivescovo di Loreto, in merito a questo evento: “Un momento di grazia, di serenità e soprattutto di quel messaggio che la Santa Casa continuamente dona a chi entra con animo semplice, che è proprio il dono dell’umiltà“.
Per questa importante occasione sono stati organizzati anche eventi che accompagneranno chi si recherà a Loreto durante questo anno:
una mostra con la storia, tipica Loretana, della manifattura dei rosari a Loreto, storia che ha fatto di questo luogo uno dei più importanti per la produzione di questo articolo;
una mostra dedicata ai cimeli che aviatori di tutto il mondo hanno donato al Santuario negli ultimi cento anni fra questi anche l’immagine mariana che Umberto Nobile portò con sé nel 1926 durante la prima trasvolata al Polo Nord.
Fra le altre cose sarà anche creato un centro di accoglienza che promuoverà progetti educativi frutto del Sinodo sui giovani del 2018.
E’ già noto che il 5/6 settembre 2020, che sarà un anno ricco di iniziative religiose benefiche e culturali, le Frecce Tricolori sorvoleranno i cieli di Loreto.
Sono stati anche creati per questa speciale e unica occasione anche articoli religiosi in ricordo dell’evento, articoli che potete trovare in vendita nel nostro sito nella sezione “Artigianato artistico – articoli religiosi“.
Vi aspettiamo numerosi a Loreto per questo evento mondiale!!!!!!!!
Gennaio 24, 2020 Territorio
L’origine dei Tacconi risale alla mezzadria quando, il timore di rimanere senza la farina di grano, considerato un bene primario, ha spinto i contadini verso l’impiego di farine alternative.
Da qui si è trovato il giusto rapporto tra farina di frumento e farina di fava: i Tacconi, un prodotto gustoso e nutriente, il cui antico nome deriva dalla somiglianza con la forma e lo spessore della rifilatura prodotta dal calzolaio nella lavorazione dei tacchi.
Questa antica pasta, pasta fresca fatta a mano e messa in atmosfera protetta, viene preparata con la fava che si coltiva nel territorio di Fratte Rosa che si distingue dalle altre varietà per le particolari proprietà organolettiche: sapidità, dolcezza e tenerezza anche a piena maturazione, che ne hanno promosso la diffusione e l’uso sia per il consumo diretto (cruda, cotta, conservata) che in forma di farina per preparare particolari paste alimentari. La fava di Fratte Rosa è una varietà autoctona di legume iscritta nel repertorio regionale della biodiversità agraria delle Marche, presente sul territorio di Fratte Rosa da più di un secolo. Si distingue anche per le elevate caratteristiche qualitative: ricca di polifenoli, proteine, fibre, vitamine e sali minerali. Questo tipo di fava possiede straordinarie capacità antiossidanti.
Gennaio 28, 2020 Territorio
Il carciofo di Montelupone è una varietà di dimensioni più piccola rispetto alla media, di colore violaceo con striature verdastre ed è anche un a varietà tardiva. Il raccolto precoce arriva a partire dalla fine di marzo ed è più produttivo rispetto al raccolto tardivo che può arrivare fino alla tarda primavera.
Questo carciofo ha una resa più bassa, quindi se ne raccoglie di meno, rispetto alle altre varietà: per esempio il raccolto è quasi la metà rispetto al carciofo romano. Questa varietà ha un altissima qualità, un gusto saporito ed è molto dolce.
Il carciofo di Montelupone è ricco di principi attivi e virtù terapeutiche: pochissime calorie, molte fibre ed una buona quantità di calcio, fosforo, magnesio, ferro e potassio.
Ha anche un alta presenza di acido clorogenico con quindi altissime proprietà antiossidanti che aiutano a prevenire le malattie arteriosclerotiche e cardiovascolari, contrasta la mancanza di appetito, aiuta a tenere sotto controllo ipertensione, sovrappeso, cellulite, diabete e colesterolo; è anche disintossicante e stimolante per il fegato, purifica il sangue, calma la tosse, fortifica il cuore. I polifenoli del carciofo aiutano a contrastare l’azione ossidativa dei radicali liberi, aiuta a prevenire la ricomparsa dei calcoli biliari ed aiuta negli stati di convalescenza avendo vitamine A, B1, B2, B3, B5, B6, B12, C, E, K, J.
Oggi il carciofo di Montelupone è diventato presidio slow food ed è quindi un prodotto protetto e controllato. Riassumendo potremmo quindi affermare che è un prodotto completo che fa benissimo al nostro organismo e dovremmo sicuramente mangiarne di più. Nel nostro sito potete trovare sia il carciofo lasciato intero e messo sott’olio che una buonissima crema spalmabile da usare in tante maniere diverse.